Rito laico

Il funerale civile non prevede uno schema organizzativo fisso: la libertà è assoluta e occorre semplicemente rispecchiare la volontà del defunto. Questo, infatti, in vita, può aver redatto un testamento olografo (scritto di proprio pugno, con data e firma) oppure può chiedere di svolgere tale incombenza al notaio. Può anche nominare un esecutore testamentario affinché questi si preoccupi di rispettare tale decisione.

Ma, in realtà, quella del funerale laico è una dimostrazione di rispetto verso il modo in cui una persona ha deciso di vivere la vita: sarebbe quantomai straniante celebrare una cerimonia cattolica nei confronti di un uomo che ha sempre vissuto da ateo.

Una volta, quindi, stabilita l’opportunità di svolgere un rito di questi genere, è possibile procedere autonomamente oppure rivolgersi ad agenzie specializzate. Non vi è, si ribadisce, un preciso excursus da seguire. Occorre innanzitutto stabilire la locazione della cerimonia. In assenza della sala, che, per legge, tutti i comuni dovrebbero mettere a disposizione, è possibile utilizzare l’abitazione del caro estinto, una sala di un albergo, oppure una chiesa, dopo aver chiesto il permesso al sacerdote.

Il rito, solitamente, inizia con delle riflessioni sulla vita e sulla morte e delle letture – assolutamente non religiose. L’officiante – che può essere colui che ha seguito dei corsi ad hoc oppure un percorso particolare o, semplicemente un familiare – segue con un elogio della persona, dove se ne racconta il carattere e la vita. Il tutto viene accompagnato dalla musica, che può essere dal vivo o meno.

In tutte le fasi, si dovrebbe cercare di rispettare i gusti e le inclinazioni personali del defunto, per creare una cerimonia il più possibile vicina al suo spirito.

Filippo BertoRito laico